Archivi istituzionali
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Link utili
Le enormi potenzialità offerte da questi strumenti consentono tuttavia di utilizzare i depositi istituzionali anche per archiviare tutta la letteratura grigia prodotta nelle università ed utilizzata ai fini della ricerca e/o della didattica: tesi e dissertazioni, brevetti, working papers, atti di convegni, materiale didattico ecc.
Indice |
[modifica] Perché autoarchiviare nei depositi istituzionali
Nell’ambito accademico i depositi istituzionali hanno i seguenti vantaggi
- per l’istituzione
sono uno strumento di promozione per l’immagine di un’accademia consentono di rendere immediatamente accessibile la produzione scientifica accademica; offrono una visibilità immediata ed internazionale alla produzione scientifica di un’accademia; sono uno strumento per la validazione, conservazione e preservazione del materiale archiviato; sono uno strumento per gestire l’anagrafe della ricerca e si collegano, quindi, con il sistema di valutazione della ricerca
- per gli autori
consentono di archiviare immediatamente come preprints i risultati delle proprie ricerche e di condividerli con le differenti comunità scientifiche; aumentano la visibilità, l’indice citazionale dei loro articoli e, quindi, l’impatto delle loro ricerche; consentono di archiviare in modo permanente il materiale non pubblicato e tutta la letteratura grigia prodotta in ambito universitario; consentono la gestione standardizzata dei CV personali e il riutilizzo immediato del materiale archiviato (one input, many outputs). Guida pratica all’auto-archiviazione “Come posso auto-archiviare e pubblicare il mio lavoro?” , traduzione italiana di How can I self-archive AND get my paper published?
- in ultimo... per i bibliotecari
sono un’occasione per rivitalizzare il ruolo delle biblioteche nel difficile contesto accademico; sono un’occasione per acquisire nuove competenze e expertise; consentono di lavorare in piena sinergia e collaborazione con altre strutture organizzative, interne ed esterne e con differenti profili professionali; consentono di confrontarsi quotidianamente con la comunità bibliotecaria internazionale su tematiche innovative e altamente professionalizzanti.
[modifica] I software
La maggior parte dei depositi (disciplinari o istituzionali che siano) sono installati grazie a software Open Source. I più comuni e diffusi sono: GNU Eprints e DSpace. Alcune installazioni utilizzano anche Fedora e CDS Invenio. Il Repositories Support Project ha pubblicato a marzo 2009 una tabella comparativa su undici software, tra commerciali e open source, per la creazione di repositories. In Italia il software più diffuso è Eprints. I depositi istituzionali in Italia a marzo 2009 sono in totale 45.
[modifica] Cinque suggerimenti utili per progettare l’implementazione di un deposito istituzionale
- indagare le pratiche di ricerca e di lavoro delle differenti comunità di ricerca accademiche;
- individuare early adopters e comunità pilota ;
- cercare il coinvolgimento attivo e lavorare in sinergia con le strutture organizzative che possono interagire con un deposito istituzionale (Area ricerca, Divisioni IT ecc.);
- predisporre policies interne relative ai processi di autoarchiviazione, alla tipologia di materiale da archiviare, alla sottomissione, all’utilizzo del materiale archiviato, alla preservazione ecc;
ma soprattutto…..
ottenere un mandato, dipartimentale o istituzionale, per far si che tutta la produzione scientifica di un’istituzione venga archiviata nel deposito.
Infatti, secondo un’indagine condotta nel 2005 dalla Key Perspectives l'81% dei ricercatori si adeguerebbe molto volentieri ad una politica istituzionale a favore dell’accesso aperto.
Una guida all’implementazione di un archivio aperto con software Eprints e un traning programm sono disponibili a partire dalla pagina principale del sito ufficiale del software.
[modifica] Per essere informati
[modifica] Per saperne di più
In italiano alcuni articoli sui depositi istituzionali sono stati pubblicati sulle riviste Biblioteche Oggi e Bibliotime, altri sono archiviati in E-LIS.
[modifica] Contributi in lingua italiana
- De Robbio, A., Auto-archiviazione per la ricerca: problemi aperti e sviluppi futuri, Bibliotime, Novembre, 2003
- Mornati, S., L’accesso aperto negli atenei italiani: raccomandazioni in Cotoneschi, P. – Pepeu, G. Raccomandazioni per lo sviluppo dell'Editoria Elettronica negli Atenei Italiani, FUP, 2006
- Tammaro, A. – De Gregori, M.T., Ruolo e funzionalità dei depositi istituzionali, Biblioteche oggi, n. 10, 2004.
[modifica] Bibliografie e contributi in lingua inglese
- BAILEY Charles W. Jr. Insitutional Repository Bibliography Version 2: 11/1/2010
Moltissimi articoli sui depositi istituzionali sono disponibili nelle riviste Open Access D-Lib Magazine e ARIADNE
- BARTON M. R.- WATERS, M.M. Creating an institutional repository: LEADIRS workbook, MIT Libraries, 2004-2005.
- Ottima guida del MIT all’implementazione di un deposito istituzionale con sw DSpace
- CARR, L. – BRODY, T. Size Isn't Everything. Sustainable Repositories as Evidenced by Sustainable Deposit Profiles D-Lib Magazine, July/August 2007
- CROW, R. The case for institutional repositories: a SPARC position paper, SPARC, 2002
- LYNCH, C. A. Institutional repositories: essential infrastructure for scholarship in the digital age, ARL Bimontly Report 226 (2003) February p. 1-7
- RIEH, S. - MARKEY, K. et al. Census of Institutional Repositories in the U.S. : a Comparison Across Institutions at Different Stages of IR Development, D-Lib Magazine, November/December 2007 . L’articolo presenta in sintesi i risultati dello studio MIRACLE condotto dall’Università del Michigan sui depositi istituzionali degli Stati Uniti.
- SALE, A. The patchwork mandate, D-Lib Magazine, January/February 2007 . SALE propone di adottare delle politiche mandatarie dipartimentali per procedere poi gradualemnte verso l'adozione di un mandato istituzionale.
- SWAN, A. - CARR, L. Institutions, their repositories and the web postprint, 2008. Swan e Carr propongono una visione olistica degli archivi istituzionali all'interno dei portali istituzionali e sottolineano il carattere interdisciplinare della ricerca moderna che solo gli IR possono garantire.
