Archivi istituzionali

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Versione del 16:53, 7 feb 2012, autore: Sgiaccai (Discussione | contributi)
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Link utili

I depositi istituzionali (Institutional Repositories), insieme ai depositi disciplinari, rappresentano la Green road verso l’accesso aperto.

Si tratta di archivi digitali che consentono l’autoarchiviazione immediata dei risultati della ricerca scientifica prodotta in un’università, grazie al deposito, ad esempio, dei preprints o, laddove possibile, dei postprints.

Le enormi potenzialità offerte da questi strumenti consentono tuttavia di utilizzare i depositi istituzionali anche per archiviare tutta la letteratura grigia prodotta nelle università ed utilizzata ai fini della ricerca e/o della didattica: tesi e dissertazioni, brevetti, working papers, atti di convegni, materiale didattico ecc.

Indice

[modifica] Perché autoarchiviare nei depositi istituzionali

Nell’ambito accademico i depositi istituzionali hanno i seguenti vantaggi

  • per l’istituzione

sono uno strumento di promozione per l’immagine di un’accademia consentono di rendere immediatamente accessibile la produzione scientifica accademica; offrono una visibilità immediata ed internazionale alla produzione scientifica di un’accademia; sono uno strumento per la validazione, conservazione e preservazione del materiale archiviato; sono uno strumento per gestire l’anagrafe della ricerca e si collegano, quindi, con il sistema di valutazione della ricerca


  • per gli autori

consentono di archiviare immediatamente come preprints i risultati delle proprie ricerche e di condividerli con le differenti comunità scientifiche; aumentano la visibilità, l’indice citazionale dei loro articoli e, quindi, l’impatto delle loro ricerche; consentono di archiviare in modo permanente il materiale non pubblicato e tutta la letteratura grigia prodotta in ambito universitario; consentono la gestione standardizzata dei CV personali e il riutilizzo immediato del materiale archiviato (one input, many outputs). Guida pratica all’auto-archiviazione “Come posso auto-archiviare e pubblicare il mio lavoro?” , traduzione italiana di How can I self-archive AND get my paper published?


  • in ultimo... per i bibliotecari

sono un’occasione per rivitalizzare il ruolo delle biblioteche nel difficile contesto accademico; sono un’occasione per acquisire nuove competenze e expertise; consentono di lavorare in piena sinergia e collaborazione con altre strutture organizzative, interne ed esterne e con differenti profili professionali; consentono di confrontarsi quotidianamente con la comunità bibliotecaria internazionale su tematiche innovative e altamente professionalizzanti.

[modifica] I software

La maggior parte dei depositi (disciplinari o istituzionali che siano) sono installati grazie a software Open Source. I più comuni e diffusi sono: GNU Eprints e DSpace. Alcune installazioni utilizzano anche Fedora e CDS Invenio. Il Repositories Support Project ha pubblicato a marzo 2009 una tabella comparativa su undici software, tra commerciali e open source, per la creazione di repositories.

In Italia il software più diffuso è Eprints. I depositi istituzionali in Italia a marzo 2009 sono in totale 45.

[modifica] Cinque suggerimenti utili per progettare l’implementazione di un deposito istituzionale

  1. indagare le pratiche di ricerca e di lavoro delle differenti comunità di ricerca accademiche;
  2. individuare early adopters e comunità pilota ;
  3. cercare il coinvolgimento attivo e lavorare in sinergia con le strutture organizzative che possono interagire con un deposito istituzionale (Area ricerca, Divisioni IT ecc.);
  4. predisporre policies interne relative ai processi di autoarchiviazione, alla tipologia di materiale da archiviare, alla sottomissione, all’utilizzo del materiale archiviato, alla preservazione ecc;

ma soprattutto:

ottenere un mandato, dipartimentale o istituzionale, per far si che tutta la produzione scientifica di un’istituzione venga archiviata nel deposito.

Infatti, secondo un’indagine condotta nel 2005 dalla Key Perspectives l'81% dei ricercatori si adeguerebbe molto volentieri ad una politica istituzionale a favore dell’accesso aperto.

Una guida all’implementazione di un archivio aperto con software Eprints e un traning programm sono disponibili a partire dalla pagina principale del sito ufficiale del software.

[modifica] Per essere informati

JISC Repositories

SPARC-IR


[modifica] Per saperne di più

In italiano alcuni articoli sui depositi istituzionali sono stati pubblicati sulle riviste Biblioteche Oggi e Bibliotime, altri sono archiviati in E-LIS.

[modifica] Contributi in lingua italiana

  • Mornati, S., L’accesso aperto negli atenei italiani: raccomandazioni in Cotoneschi, P. – Pepeu, G. Raccomandazioni per lo sviluppo dell'Editoria Elettronica negli Atenei Italiani, FUP, 2006
  • Tammaro, A. – De Gregori, M.T., Ruolo e funzionalità dei depositi istituzionali, Biblioteche oggi, n. 10, 2004.


[modifica] Bibliografie e contributi in lingua inglese


Moltissimi articoli sui depositi istituzionali sono disponibili nelle riviste Open Access D-Lib Magazine e ARIADNE

Ottima guida del MIT all’implementazione di un deposito istituzionale con sw DSpace
  • SALE, A. The patchwork mandate, D-Lib Magazine, January/February 2007 . SALE propone di adottare delle politiche mandatarie dipartimentali per procedere poi gradualemnte verso l'adozione di un mandato istituzionale.
  • SWAN, A. - CARR, L. Institutions, their repositories and the web postprint, 2008. Swan e Carr propongono una visione olistica degli archivi istituzionali all'interno dei portali istituzionali e sottolineano il carattere interdisciplinare della ricerca moderna che solo gli IR possono garantire.

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